Arabes autem et Phryges et Cilices, quod pastu pecudum maxume utuntur, campos et montes hieme et aestate peragrantes, propterea facilius cantus avium et volatus notaverunt; eademque et Pisidiae causa fuit et huic nostrae Umbriae.
Gli arabi, i Frigi e i Cilici, poiché sono dediti particolarmente alla pastorizia, percorrendo le pianure d’inverno e le montagne d’estate, hanno notato più agevolmente, di conseguenza, i diversi canti e voli degli uccelli; e per lo stesso motivo hanno fatto ciò gli abitanti della Pisidia e quelli della nostra Umbria.
– Il breve passo tratto dal De divinatione (44 a.C.) rientra in un contesto relativo alle diverse pratiche divinatorie, che Cicerone filosofo esamina in un’ottica di determinismo geografico, per cui i luoghi fisici avrebbero in qualche modo favorito lo sviluppo di una determinata forma di divinazione. A tal riguardo, l’osservazione del volo degli uccelli e l’interpretazione del loro canto sono esemplificate come prerogative di quei luoghi – come l’Arabia, la Frigia, la Cilicia, la Pisidia e, nella nostra penisola, l’Umbria – nei quali si pratica la pastorizia percorrendo le pianure d’inverno e le montagne d’estate. È ben evidente l’allusione a una forma di pastorizia molto diversa da quella stanziale, collegata alle attività del fondo rustico, la villa romana, anche se non è chiaro in che misura, nella descrizione, Cicerone avesse presente una pastorizia caratterizzta da spostamenti a breve distanza o una vera e propria transumanza orizzontale a lungo raggio. Nel primo caso, abbiamo diverse testimonianze del trasferimento delle greggi a breve distanza, in un’area di pascolo invernale appositamente locata (pabulum hibernum)[1]. Si può tuttavia porre in relazione questo cenno specifico all’Umbria, fra tutte le numerose aree ricche di pascoli presenti nell’Italia peninsulare, con il riferimento alla stessa regione contenuto nei Rusticarum libri, là dove Varrone descrive in modo esplicito la transumanza che collegava la zona più interna (rust. 2, 9, 6, vd. infra), l’Umbria ultima, con gli empori costieri di Metaponto ed Eraclea e, dunque, su larga scala e a lunga distanza.
[1] Cfr. Plin. epist. 2, 17, 3 e 28; Cato agr. 158.
Termini presenti nel glossario: hibernus.
Arabes autem et Phryges et Cilices, quod pastu pecudum maxume utuntur, campos et montes hieme et aestate peragrantes, propterea facilius cantus avium et volatus notaverunt; eademque et Pisidiae causa fuit et huic nostrae Umbriae.
Gli arabi, i Frigi e i Cilici, poiché sono dediti particolarmente alla pastorizia, percorrendo le pianure d’inverno e le montagne d’estate, hanno notato più agevolmente, di conseguenza, i diversi canti e voli degli uccelli; e per lo stesso motivo hanno fatto ciò gli abitanti della Pisidia e quelli della nostra Umbria.
– Il breve passo tratto dal De divinatione (44 a.C.) rientra in un contesto relativo alle diverse pratiche divinatorie, che Cicerone filosofo esamina in un’ottica di determinismo geografico, per cui i luoghi fisici avrebbero in qualche modo favorito lo sviluppo di una determinata forma di divinazione. A tal riguardo, l’osservazione del volo degli uccelli e l’interpretazione del loro canto sono esemplificate come prerogative di quei luoghi – come l’Arabia, la Frigia, la Cilicia, la Pisidia e, nella nostra penisola, l’Umbria – nei quali si pratica la pastorizia percorrendo le pianure d’inverno e le montagne d’estate. È ben evidente l’allusione a una forma di pastorizia molto diversa da quella stanziale, collegata alle attività del fondo rustico, la villa romana, anche se non è chiaro in che misura, nella descrizione, Cicerone avesse presente una pastorizia caratterizzta da spostamenti a breve distanza o una vera e propria transumanza orizzontale a lungo raggio. Nel primo caso, abbiamo diverse testimonianze del trasferimento delle greggi a breve distanza, in un’area di pascolo invernale appositamente locata (pabulum hibernum)[1]. Si può tuttavia porre in relazione questo cenno specifico all’Umbria, fra tutte le numerose aree ricche di pascoli presenti nell’Italia peninsulare, con il riferimento alla stessa regione contenuto nei Rusticarum libri, là dove Varrone descrive in modo esplicito la transumanza che collegava la zona più interna (rust. 2, 9, 6, vd. infra), l’Umbria ultima, con gli empori costieri di Metaponto ed Eraclea e, dunque, su larga scala e a lunga distanza.
[1] Cfr. Plin. epist. 2, 17, 3 e 28; Cato agr. 158.
Termini presenti nel glossario: hibernus.
