« Back to Glossary Index

ăbĭgo is ēgi actum ĕre [ab + ago, cfr. gr. gr. ἀπάγω] 3 tr, riferito al bestiame: 1. spingere davanti a sé, condurre al pascolo, nella stalla o altrove: Varro rust. 2, 1, 16 greges ovium longe abiguntur ex Apulia in Samnium aestivatum le greggi di pecore dalla Puglia sono condotte lontano, fino nel Sannio, a estatare; 2, 5, 11 armenta … aestu abiguntur in montes fron­dosos; 2, 10, 11 in stabula solent equas abigere; Fest. 270 L. Potitium et Pinarium Hercules, cum ad aram, quae hodieque maxima appellatur, decimam bovum, quos a Geryone abductos abigebat Ar­gos in patriam, profanasset, genus sacrifici edocuit Ercole, avendo sacrificato presso l’ara, oggi chiamata Massima, la decima parte dei buoi che, sottratti a Gerione, stava conducendo ad Argo, sua patria, insegnò a Potizio e a Pinario tale tipologia di sacrificio. 2. cacciar via da un luogo, scacciare, allontanare: Colum. 6, 37, 9 si iam est equa veneris patiens, confe­stim abacto viliore pretioso mari subigitur quando la cavalla cede all’accoppiamento, subito si porta via il maschio vile e la si unisce al maschio di razza; Stat. Theb. 3, 47 (pastor) cuius erile pecus silvis inopinus abegit / imber un pastore il cui armento, affidatogli (per il pascolo) dal padrone, si è disperso nel bosco, scacciato da un’improvvisa tempesta; Pompon. dig. 9, 2, 39, 1 qui pecus alienum in agro suo deprehenderit non iure id includit, nec agere illud aliter debet quam ut supra diximus qua­si suum [scil. illud expellere de­bete, quomodo si suum deprehendisset]: sed vel abigere debet sine damno vel admonere dominum, ut suum recipiat. Macr. Sat. 3, 7, 6 Veteres nullum animal sacrum in finibus suis esse patiebantur, sed abigebant ad fines deorum quibus sacrum esset Gli antichi non tolleravano sulle loro terre nessun ani­male sacro, ma lo facevano andare nelle terre degli dei a cui era sacro. 3. sottrarre portando via, rapi­re, compiere un furto di bestiame, sottratto dal pascolo o dal resto del gregge: Cic. Verr. 1, 28 praeterea greges equorum eius istum abigendos curasse; 2, 20 praeterea greges nobilissimorum equorum abactos; 3, 5, 7 familiam abdu­xit, pecus abegit; Pis. 84 familias abripuerunt, pecus abegerunt tra­scinarono via gli schiavi, rapirono il bestiame; Ov. met. 2, 686 videt has (boves) … Maia natus et arte sua silvis occultat abactas; Liv. 1, 7, 4 Herculem in ea loca Geryone interempto boves mira specie abegisse memorant; 2, 23, 5 direpta omnia, pecora abacta; 4, 21, 2 praedae abactae hominum pe­corumque; 7, 14, 4 iumenta forte pascentia extra vallum Gallo abigenti duo milites Romani ademe­runt; 24, 20, 16 praedatum inde Numidae Maurique per Sallenti­num agrum proximosque Apuliae saltus dimissi[s], unde ceterae praedae haud multum, equorum greges maxime abacti, e quibus ad quattuor milia domanda equitibus divisa mandò poi Numidi e Mau­ri a depredare l’agro salentino e i vicini pascoli dell’Apulia, da cui non trasse molto bottino d’altro genere, ma principalmente mandrie di cavalli, di cui circa quattro­mila furono divisi fra i cavalieri, perché li domassero; 28, 8, 10; 39, 47, 2; 42, 41, 12. Sen. benef. 6, 4, 5 pecus abegisti, servum eius occidisti; Frontin. strat. 3, 10, 6 paucos misit qui abigerent peco­ra; Ulp. dig. 19, 2, 9, 4 Antoninus … cum grex esset abactus, quem quis conduxerat, ita rescripsit: si capras latrones citra tuam frau­dem abegisse probari potest; 47, 14, 1, 2 (coll. 11, 8, 2) qui porcam vel capram vel vervicem abduxit, non tam graviter quam qui maio­ra animalia abigunt plecti debent; Call. dig. 47, 14, 3, 1 a stabulo abegit domitum pecus, non a sil­va nec grege; Paul. sent. 5, 18, 2 (coll. 11, 2, 1) atroces autem sunt qui equos et greges ovium de sta­bulo vel de pascuis abigunt; Hist. Aug. 12, 1 greges abegit, praedas sustulit; Hier. epist. 118, 2 abactos armentorum ac pecorum greges; Serv. Aen. 8, 208 quattuor a stabulis … tauros avertit: erat pro­prium ‘abegit’; Cassiod. var. 8, 32, 4 insidiis rusticorum abactos sibi asserit caballos, etc.

 


 

– Il verbo abigere, che riveste diverse accezioni in rapporto alle be­stie d’allevamento e agli animali più in generale, presenta un uso molto circoscritto nell’accezione di «condurre / trasportare» il gregge verso un pascolo posto a una certa distanza. L’unica occorrenza che rimanda in modo esplicito alla pratica della transumanza è quella varroniana, che offre pure una delle rare attestazioni di questa accezione più tecni­ca: ‘abigere aestivatum’. La similitudine poetica di Stat. Theb. 3, 47-48 esemplifica una situazione che non sembra analoga, in quanto si fa riferimento a una grande stalla rimasta deserta (v. 51 stabulique silentia magni) – inusuale in una condizione d’alpeggio a grande distanza dal fondo rustico – per la perdita dell’intero armento, disperso da un tem­porale e sbranato dai lupi nella foresta. Un parallelo significativo all’ac­cezione varroniana del termine si legge nella voce dell’Epitome festina (Fest. 270 L.) su registrata, che sembra sia stata travisata, anche dal punto di vista della pericope sintattica, da Ernst Bickel, estensore della voce abigere del Thesaurus (I 96, 77-78), giacché in questo contesto il verbo riveste il significato di «condurre via da un luogo verso un altro», che è quello proprio del passo varroniano sulla transumanza; può considerarsi un’accezione affine a quella del § 2 – «allontanare», ma senza l’accezione dello «scacciare via»[1] – e ben distinta da quella (§ 3) del «sottrarre portando via», che nella voce del De verborum significatu è espressa con abducere. Resta comunque vago, in alcuni casi, il senso prevalente del verbo, che è connotato in base anche ai complementi che regge: per lo stesso episodio mitico di Ercole e i buoi di Gerione, nel passo di Liv. 1, 7, 4 (Herculem in ea loca Geryone interempto boves mira specie abegisse memorant), sempre con l’indicazione della desti­nazione, il senso è duplice: «condurre altrove il gregge, a seguito del furto»[2].
Varrone sembra prediligere la famiglia dei verbi ago (la ‘iunctura’ più comune e diffusa è, in effetti, agere pecus) e duco per descrivere movimenti connessi alla transumanza, ampliando lo spettro semantico con l’uso dei preverbi: abigo, exigo[3] ed edūco[4]. Ricorre a due prefissi verbali, ab- ed ex-, che suggeriscono proprio l’immagine del punto di partenza e la prospettiva dalla quale Varrone ‘guarda’ il processo, che secondo l’osservazione di Corbier, possono ritenersi invertiti rispetto a quelli della transumanza d’epoca moderna: di tipo ascendente e non inversa[5], nel tragitto dalla Apulia verso il Samnium[6]. Le greggi, cioè, sarebbero descritte come proprietà di allevatori apuli e l’attuale Tavoliere come ‘base’ di partenza[7], a cui si deve aggiungere il dato indiscusso della presenza di un’intensa lavorazione e produzione laniera in centri come Canosa e Lucera.

[1] Quest’accezione, nell’ambito proprio della transumanza, ha il composto depellere (pello richiama l’atto del pastore che “spinge” le greggi), impiegato da Plinio il Giovane per descrivere movimenti invernali di greggi diversi (ovini, cavalli e buoi) che, spinti dal freddo giù dai monti, ricercano il tepore e gli erbaggi delle pianure: Plin. epist. 2, 17, 3 varia hinc atque inde facies: nam modo occurrentibus silvis via coartatur, modo latissimis pratis diffunditur et patescit; multi greges ovium, multa ibi equorum, boum armenta, quae montibus hieme depulsa herbis et tepore verno nitescunt. Per quest’uso particolare, che fornirebbe una più rara testimonianza di transumanza sul versante tirrenico (anche se alcuni concordano depulsa con hieme e in tal caso non vi sarebbe cenno alla transumanza, che coglie invece Corbier 2006, 73), cfr., pure, Verg. ecl. 1, 20-21 quo … solemus … ovium … depellere … fetus: gli agnellini sono separati dalle madri e dal gregge per essere condotti al macello o al mercato cittadino. Qualche vecchio commentatore ha visto nel preverbio ab- anche l’atto del pastore di «menar giù» dai colli al piano le pecore (cfr., ad loc., C. Landi, Virgilio Marone. Le bucoliche, Firenze 1948, 5), mentre varie sono le opzioni esegetiche fornite dai grammatici antichi: Philarg. Verg. ecl. 1, 21 rec. i depellere idest venales agere, alias a lacte removere; rec. ii idest amovere in pascua vel separare agnos et haedos a lacte.

[2] Cfr. Hyg. astr. 2, 6 quo tempore Hercules a Geryone boves abduxerit.

[3] Varro rust. 2, 1, 17 muli e Rose<t>a campestri aestate exiguntur in Burbures altos montes.

[4] Quest’ultimo occorre nel contesto della curiosa similitudine fra gli sforzi d’ingegneria idraulica posti in atto dal ricco Lucio Licinio Lucullo nelle sue tenute campane per tenere sempre fresche le peschiere (attraverso canali per il flusso e deflusso dell’acqua del mare), e quelli dell’allevatore di armenti, il pecuarius, che pratica la transumanza estiva, per condurre le sue greggi dall’Apulia verso i pascoli più freschi dei Monti Sabini, nel Subappennino laziale: è il contenuto del brano tratto da Varrone (§ 10).

[5] Sulle varie definizioni terminologiche della transumanza antica e moderna si veda Pasquinucci 1979, 81-83.

[6] Corbier 1991, 152, 161-162; Ead. 2006, 77. Cfr. Cipriani-Masselli 2016, 178-179.

[7] Cfr., pure, Varro rust. 2, praef. 6.