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aestīvus a um [aestus/aestas] agg. 1. estivo, con riferimento all’alternanza stagionale dei pa­scoli: Varro rust. 2, 1, 16 Neque eadem loca aestiva et hiberna ido­nea omnibus ad pascendum Né i medesimi luoghi d’inverno e d’e­state sono adatti al pascolo di tutte le bestie; 2, 2, 9 Longe enim et late in diversis locis pasci solent, ut multa milia absint saepe hibernae pastiones ab aestivis Si è soliti in­fatti pascolare gli armenti in luo­ghi diversi, zone distanti ed estese, cosicché spesso i pascoli inverna­li distano molte miglia da quelli estivi; Liv. 22, 14, 8 per aestivos saltus deviasque callis exercitum ducimus conduciamo l’esercito per i pascoli estivi e le piste fuo­ri mano; Sen. benef. 6, 12, 2 qui pecori suo hibernum et aestivum pabulum prospicit chi procura per il suo gregge il pascolo invernale e quello estivo (cf. Colum. 9, 14 con riferimento all’alternanza dei pa­bula destinati all’apicoltura); Iust. 8, 5, 7 ut pecora pastores nunc in hibernos, nunc in aestivos saltus traiciunt, sic ille populos et ur­bes…ad libidinem suam transfert come i pastori conducono le greg­gi ora in pascoli invernali, ora in quelli estivi, così egli trasferisce genti e città… secondo il suo vole­re; Ulp. dig. 43, 20, 1, 3 (Ulp. 70 ad edict.) aestiva autem ea (scil. aqua) est, qua aestate sola uti expedit, sicut dicimus vestimen­ta aestiva, saltus aestivos, castra aestiva, quibus interdum etiam hieme, plerumque autem aestate utamur.
2. aestiva orum s.n.pl.  a. pa­scoli estivi o alloggiamenti estivi del gregge e dei pastori (scil. ae­stiva pabula o stabula, contrapp. a hiberna, vd.): Varro rust. 1, 6, 5 aestiva montanis locis commodio­ra, quod ibi tum et pabulum mul­tum, quod in campis aret i pascoli estivi sono più adatti nei luoghi montani, perché allora vi è abbon­danza di pastura, che in pianura si secca (ma la lettura è controversa e altri intende, meglio, nel senso di aestiva tempora, per cui cf. rust. 2, 1, 26); 2, 9, 16 (canes) qui per calles silvestres longinquos so­lent comitari in aestiva et hiberna (i cani) che per i lunghi percorsi tratturali attraverso i boschi sono soliti accompagnare le greggi nei pascoli estivi e in quelli invernali; Stat. Theb. 1, 363 umbrosi patuere aestiva Lycaei s’aprirono i pascoli estivi dell’ombroso Liceo (da cui Serv. georg. 3, 472 sembra trarre la definizione: aestiva autem sunt loca umbrosa, quibus per aesta­tem pecora vitant solis calorem; ma cf. pure, Schol. Stat. Theb. 1, 363 ‘aestiva’ autem dicuntur pe­corum stabula tempore aestatis umbrosa); Plin. nat. 24, 28 sa­tis constat et illum caeli aëra … proficere, plus quam lactis herbi­dos per montium aestiva potus è risaputo che l’aria di quelle zone giova più che i beveraggi di succo lattiginoso delle erbe dei pascoli estivi montani; Marcian. dig. 32, 67 quae (pecora) hieme in hiber­nis aut aestate in aestivis esse so­lent quelle greggi, che d’inverno stanno solitamente nei pascoli in­vernali e d’estate in quelli estivi; Arnob. nat. 3, 23 cur (Pales Inuu­sque) saeva contagia et pestilen­tes morbos ab aestivis avertere … non curant? perché Pale ed Inuo non provvedono ad allontanare dai pascoli estivi le terribili infezioni e i morbi pestilenziali? [ma vd. pure 2.b]; Claud. 15, 475-6 grues aestiva relinquunt Thracia | b. per meton., il gregge dei pascoli (o alloggiamenti) estivi: Verg. georg. 3, 471-2 Nec singula morbi / cor­pora corripiunt, sed tota aestiva repente Né le malattie colpiscono isolatamente gli animali, ma d’im­provviso tutto il gregge nei pascoli estivi (cf., ad loc., Serv. loca po­suit pro animalibus; Serv. auct. ‘aestiva’ ipsum gregem in aestivis morantem; Serv. auct. georg. 3, 64 idem usurpavit ‘aestiva’ pro peco­ribus quae in aestivis agunt).

 

 


 

– I sostantivati neutri plur. aestiva e hiberna sembrano ricorrere con significato diverso nel De re rustica varroniano, sebbene le voci del Thesaurus, rispettivamente curate da Wilhelm Bannier per aestivus e da Hildegard Kornhardt per hibernus, unifichino tutte le occorrenze sotto un’unica accezione, peraltro divergente tra i due lessicografi. È bene dunque partire dal testo e dal passaggio che non presenta alcuna difficoltà esegetica, ovvero quello di rust. 2, 9, 16: si sunt regiones, ubi bestiae sint multae, debent esse plures (scil. canes), quod accidit his, qui per calles silvestres longinquos solent comitari in aestiva et hiber­na. Spiegando che il numero dei cani dipende dal numero di capi del bestiame, Varrone rileva che sono necessari più cani nei lunghi percorsi tratturali attraverso i boschi, quando sono soliti accompagnare le greggi nei pascoli estivi e in quelli invernali. Tale interpretazione è condivisa, sebbene Bannier, forse forviato da una definizione di Servio, si limiti a fornire un’accezione del sostantivato aestiva – ossia “stabula et domi­cilia frigidiora hominum pecorum animalium aliorum aestate[1] – che, a favore di stabula, esclude quella di pabula aestiva[2]: i cani accompa­gnano infatti le greggi nella transumanza ed è più logico pensare che l’indicazione si riferisca alla guardia del gregge sui pascoli e non nelle stalle.
Si deve peraltro osservare che l’incertezza esegetica su questo detta­glio semantico (stabula o pabula) è già rilevabile per il verso virgiliano che ritrae la virulenza e la rapidità della pestilenza del Norico (georg. 3, 471-2 Nec singula morbi / corpora corripiunt, sed tota aestiva repente), dove c’è chi intende aestiva nel senso di «alloggiamenti estivi», sulla scorta di Servio ad loc. (aestiva sunt loca umbrosa, quibus per aestatem pecora vitant solis calorem e cfr. Schol. Stat. Theb. 1, 363 stabula … umbrosa), ovvero in quello di «pascoli estivi», sui quali ugualmente si sarebbe abbattuto il morbo. L’esegesi proposta dal grammatico tardo­antico non deve ritenersi dirimente, né generalizzabile, anche perché Servio ha forse ricavato la propria glossa (loca umbrosa), com’è sua abitudine, da una co-occorrenza di Stazio (Teb. 1, 363 umbrosi patuere aestiva Lycaei), in cui è descritta una violenta tempesta che svelle e trascina via anche gli alberi nei boschi, scoprendo così i recinti/pascoli estivi dell’ombroso Liceo[3]. Inoltre, l’immagine virgiliana della epizoo­zia, che ha per modello il ben noto scenario di peste lucreziano, è quella di un morbo che come un turbine (v. 470) si abbatte improvvisamente in un contesto di apparente salubrità e rigoglio della natura, a evocare il quale era certo più funzionale, per accentuare il contrasto con la pe­stilenza, un verde pascolo[4] piuttosto che i recinti ombrosi delle greggi. Confermerebbero questa interpretazione di aestiva nel senso di pabula il modello lucreziano (6, 1125-1127 haec igitur subito clades … / … aut fruges persidit in ipsas / aut alios hominum pastus pecudumque ciba­tus), il contesto stesso virgiliano della peste del Norico (v. 481 infecit pabula tabo) e una probabile eco virgiliana (la spia è proprio nella ri­presa di aestiva) in Arnobio (nat. 3, 23 cur saeva contagia et pestilentes morbos ab aestivis avertere … non curant?), in cui l’apologeta cristiano evidenzia l’impotenza delle divinità pagane preposte ai campi e alle greggi, Pale ed Inuo, che non sono in grado di provvedere ad allontana­re dai «pascoli estivi» (o, come nel modello, dalle «greggi sui pascoli estivi») le terribili infezioni e i morbi pestilenziali. Più complessa invece è l’occorrenza varroniana dei due sostantivati aestiva e hiberna in rust. 1, 6, 5: plerumque hiberna iis [esse][5] meliora, qui colunt campestria, quod tunc prata ibi herbosa, putatio arborum tolerabilior; contra aestiva montanis locis commodiora, quod ibi tum et pabulum multum, quod in campis aret, ac cultura arborum aptior, quod tum hic frigidior aer. L’autore della voce aestivus del Thesaurus riporta anche questa occorrenza sotto l’accezione di “stabula et domicilia fri­gidiora”; l’autore della voce hibernus, invece, comprende l’occorrenza sotto l’accezione, solo in parte affine, di “loca (pascua) ubi pecora hi­bernant”; ma è qui evidente dal contesto che né l’accezione di «allog­giamenti estivi» né quella di «pascoli invernali» hanno molto senso. Nella frase precedente sono infatti menzionate le piante più adatte alle varie altitudini, mentre il passo riportato contempla non solo l’alleva­mento ma anche la coltivazione degli alberi, vale a dire sia le attività del pastore (transumante) sia quelle del contadino. Di conseguenza, il significato più corretto sembra quello di hiberna/aestiva (tempora), con riferimento alle stagioni più favorevoli, rispettivamente alle attività di pianura e di montagna[6]. A favore della prima accezione, invece, tunc e tum rinviano a marche temporali esplicitate e non solo implicite nei due soggetti. L’uso del neutro plurale sostantivato aestiva nel senso di aestas conosce solo accezioni tarde (a partire da Tertulliano[7]), ma hiberna per hiems è più attestato già a partire dall’età cesariana e da Virgilio[8].
Un’altra occorrenza varroniana dei due aggettivi sostantivati è in rust. 2, 1, 26: in hibernis habent (scil. domini pastorum) in villis mu­lieres, quidam etiam in aestivis (et id pertinere putant, quo facilius ad greges pastores retineant), et puerperio familiam faciunt maiorem et rem pecuariam fructuosiorem. Benché qualche traduttore intenda i rife­rimenti come marche temporali («d’inverno/d’estate»), qui sembrereb­bero richiamati in modo esplicito i pascoli d’inverno, durante il quale le donne risiedevano nelle aziende che si trovavano in pianura, mentre seguivano i mariti d’estate nella monticazione – e dunque nei pascoli estivi – ove dovevano alloggiare in capanne e rifugi, essendo lontani dalle loro case. A conferma di questo valore locale è l’uso della prepo­sizione (in hibernis), che non troveremmo se l’espressione avesse solo valore temporale. Quest’ultimo è tutt’al più sussumibile («nei pascoli estivi» > «durante l’alpeggio»). La duplice determinazione locativa in hibernis… in villis porta anche a escludere l’interpretazione in aestivis (stabulis et domiciliis) suggerita dal Thesaurus[9].

[1] TLL VIII/2 1110, 77-78.

[2] Invece, per hiberna nel senso, appunto, di pascua hiberna vd., s.v., TLL VI 2689, 80 ss.

[3] L’esegesi di aestiva nel senso di stabula aestiva è supportata anche da Schol. Stat. Theb. 1, 363 (‘aestiva’ autem dicuntur pecorum stabula tempore aestatis umbrosa), esplicazione che l’esegeta di questa scena naturalistica della Tebaide potrebbe aver ricavato anche dal contesto. Più avanti, infatti, è descritta la bufera che spazza via in ogni direzione i rifugi dei pastori e delle greggi (vv. 366-67 passimque insano turbine raptas / pastorum pecorumque domos). Benché si tratti di una descrizione poetica e pur ipotizzando che i ricoveri degli animali fossero in pietra, è tuttavia improbabile che il poeta avesse voluto alludere con aestiva a degli stabula, dal momento che sarebbe poco verosimile che la violenza di una tempesta che riesce a infrangere le giogaie dei monti (v. 364 saxa iugis fugientia ruptis) avesse divelto gli alberi e risparmiato gli alloggiamenti delle greggi. In questo contesto, quindi, patuere aestiva è più verosimile che stia ad indicare le radure che si sono prodotte, nella fitta boscaglia, per effetto del cataclisma.

[4] Plinio il Vecchio, fra gli altri, attesta la salubrità dell’aria e il potere curativo delle erbe dei pascoli montani estivi (Plin. nat. 24, 28) e del latte vaccino in primavera, quando gli animali si nutrono delle pasture dell’Arcadia (nat. 25, 94).

[5] L’espunzione di esse risale all’editio minor del Keil (1889), mentre la lezione hiberna iis è frutto di una correzione antica apportata al corrotto hybernales del Laurentianus 51,1, così come montanis locis, che è attestato sempre dal correttore dello stesso ms., ma corrisponde alla lezione del Laurentianus 30,10, laddove gli altri testimoni tramandano una lezione deteriore (montana his/iis locis).

[6] È perfino ipotizzabile che i due sostantivati siano stati esemplati sul modello dei corrispettivi d’ambito castrense, ad indicare le «attività invernali» e le «occupazioni estive», rispettivamente del pastore e dell’agricoltore. Per hiberna si veda, s.v., TLL VI 2689, 16 “nonnunqum fere i.q. res agendae tempore hibernorum”; per aestiva, s.v., TLL I/8 1111, 6-7 “res, expeditiones sc. militares aestate faciendae”. Si tratterebbe, tuttavia, per lo specifico contesto, estraneo all’ambito militare, di un hapax semantico.

[7] Vd., s.v., TLL I 1111, 18 ss.

[8] Vd., s.v., TLL VI 2689, 4 ss.

[9] TLL I 1110, 77-83.