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armentum i n. armento, man­dr(i)a, capo di bestiame di gros­so taglio (come buoi, cavalli, giu­menti), usato sopr. al pl.: armenta orum: Varro rust. 2, 5, 11 armenta … aestu abiguntur in montes fron­dosos; Verg. georg. 2, 195-197 Sin armenta magis studium vitulosque tueri / aut ovium fetum aut uren­tes culta capellas, / saltus et saturi petito longinqua Tarenti se ti interessa piuttosto allevare mandrie di vitelli o piccoli agnelli e capre, che brucano e bruciano i coltivi, volgiti ai pascoli e alle regioni lontane della fertile Taranto; Iust. 44, 4, 4 tramite angusto, per quem armenta commeare consueverant, proici iubet, crudelis prorsus, qui proculcari nepotem…maluit; Hier. epist. 118, 2 abactos armentorum ac pecorum greges; [Duc.] Charta anno 1127 apud eundem Marcam lib. 5. cap. 29 Ut armenta eorum in Alpibus libere possint aestivare.

 


 

– Bruno (1969, 104) rileva che in età imperiale e in ambito giuridico il termine si specializza, sul piano semantico, per indicare una «mandria di buoi», mentre per i cavalli è adoperato il temine grex, una distinzione operata già da Columella e imputabile al falso accostamento etimolo­gico di armentum al verbo arare, alternativo a un’antica paretimologia che ricollega, invece, il termine ad arma[1].

[1] Vd. Maltby, s.v. armentum, 53.