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căsa ae [orig. inc.] f. capanna, casupola improvvisata e tempora­nea utilizzata come ricovero nei pascoli montani o umile dimora, non esclusivamente di pastori (il termine è impiegato anche per costruzioni, casupole o baracche, nei fondi rustici), cfr. Paul. Fest. 41 L. casa a cavatione dicta (cfr. 40 L. ‘caulae’ a cavo dictae. Antiquitus enim ante usum tectorum oves in antris claudebantur); Gloss. II 337, 25 ϰαλιὸς ἀγϱοίϰου οἴϰημα: casa tugurium; Isid. orig. 15, 12, 1 casa est agreste habitaculum palis atque virgultis harundinibusque contextum: Varro rust. 2, 10, 6 qui autem sunt in saltibus et silve­stribus locis pascunt et non villa, sed casis repentinis imbres vitant quelli che stanno presso i pasco­li e allevano il bestiame in aree boschive e non si riparano dalle piogge nella villa, ma in capanne improvvisate; Gall. Fest. 392-3 L. Saltus est, ubi silvae et pastiones sunt, quarum causa casae quoque; Liv. 5, 53, 8 in casis ritu pastorum agrestiumque habitare; Val. Max. 7, 6, 1 a pastoralibus casis col­lecta mancipia; Sen. epist. 47, 10 alium pastorem, alium custodem casae fecit; Lucan. 9, 292 gaudet in Hyblaeo securus gramine pa­stor divitias servasse casae; Calp. ecl. 2, 60 ne contemne casas et pa­storalia tecta; Stat. Theb. 12, 268 tectum … pastorale casae; Flor. epit. 1, 1, 3 pastor tulit in casam; 1, 13, 18 pastorum casas ignis ille (Gallorum) et flamma pauper­tatem Romuli abscondit; Claud. 22, 196; 26, 363 salutem Alpinae peperere casae; Rut. Nam. 1, 30 laceris … fundis vel pastorales aedificare casas; Drac. Romul. 8, 61 fontes, casa, pascua, silvae … pigent; Coripp. Ioh. 2, 10 celsis frondea silvis tecta latent penden­te casa ‖ come ricovero per ani­mali: Oros. hist. 5, 21, 7 Marium … caprili casa extractum vinciri Sulla iussit.

 

 


 

– Il termine casa, che etimologicamente l’epitome di Festo sembra ricondurre agli antri (a cavatione dicta) come prima forma di saeptum per gli armenti, non può ritenersi esclusivo dell’ambito pastorale e tan­tomeno della transumanza, alla quale farebbe pensare solo l’occorrenza di Varro rust. 2, 10, 6, che Wilhelm Elsperger, curatore della voce del Thesaurus (III 509, 16-511, 52), arbitrariamente – a mio avviso – e peraltro isolatamente, registra nella tipologia dei tabernacula, alla ma­niera delle tende dei nomadi e di quelle militari. Il contesto varroniano non consente di ricostruire la struttura di questi rifugi dei pastori all’al­peggio, che potevano essere anche capanne o baracche improvvisate con tronchi e fronde, secondo la descrizione che ci forniscono Seneca (epist. 90, 9-10 furcae utrimque suspensae fulciebant casam. Spissatis ramalibus ac fronde congesta et in proclive disposita decursus imbri­bus quamvis magnis erat) e Isidoro (orig. 15, 12, 1 casa est agreste habitaculum palis atque virgultis harundinibusque contextum). Il ter­mine casa è talora utilizzato anche come sinonimo di «fondo», «posse­dimento», che pertiene all’azienda agricola (TLL III 510, 44-55) e non ai pascoli d’altura. Quest’uso sembra essersi sviluppato in età medie­vale, quando il termine assume spesso il significato generico di edifico abitativo, non necessariamente annesso ad un fondo o a una curtis, ma anche quello in città (s.v., Mittellat. Wörterb. II 318-320).