conductŏr ōris m. in senso tecnico e in rapporto alla pastorizia, locatario, conduttore, appaltatore di un pascolo, delle greggi ad esso destinate, di una fattoria con aree boschive: [in senso metaf.] Plaut. Asin. prol. 2-3 mihi atque vobis res vortat bene / gregique huic et dominis atque conductoribus lo spettacolo abbia un buon esito per me, per voi, per questa compagnia teatrale con i loro capi e per gli impresari; Cato agr. 150, 2 conductor duos menses pastorem praebeat: donec domino satisfecerit aut solverit pignori esto il conduttore prenda a servizio un pastore per due mesi: questi, finché il padrone non sia soddisfatto o pagato, resti a lui in pegno [di locazione di ovini]; Scaev. dig. 19, 1, 52 pr. idem fundus … a conductore saltus, in quo idem fundus est, venit il fondo fu venduto dal conduttore del pascolo, in cui era situato il fondo medesimo; CIL III 1121 Turranius Marcellinus et Antonius Senecio iunior, conductores armamentarii, ex voto posuerunt; CIL IX 2438 <cum> conductores gregum oviaricorum … quererentur per itinera callium frequenter iniuria<m> / se accipere a stationaris et mag(istratibus) poiché gli appaltatori delle greggi ovine si sono ripetutamente lamentati di subire lungo i percorsi di transumanza frequenti soprusi da parte degli ufficiali di guardia e dei magistrati; CIL III 1209 conductori pascui, salinarum et commercior(um) all’appaltatore del pascolo, delle saline e degli empori; CIL III 14356 (a. 205) 3a Catul/linus mil(es) / leg(ionis) … cond(uctor) prat(i) / Fur(iani) lustr(o) / Nert(oni?) Cele/rini p(rimi) p(ili) / v(otum) s(olvit) Catullino soldato della legione … e conduttore del terreno di pastura di Furio scioglie un voto per il quinquennio del primipilo Nertone Celerino; Rut. Nam. 1, 377-382 villam petimus lucoque vagamur / … sed male pensavit requiem stationis amoenae (scil. Faleriae) / hospite conductor durior Antiphate andiamo verso una fattoria e vaghiamo nel bosco / … ma male compensò il riposo di quell’amena sosta il (fattore) conduttore, meno ospitale di Antifate.
– conductor[1] si configura, più genericamente, come conduttore di un bene patrimoniale privato o pubblico, mobile (come schiavi e animali) o immobile, di attività varie (negotia) e anche come appaltatore della riscossione di imposte (vectigalia)[2]. Inoltre, conductores dominici[3] gestivano in età imperiale il patrimonio privato del princeps, spesso senza che fosse esplicitato l’ambito specifico delle loro mansioni. Non sono perciò molto numerosi i riferimenti alla conduzione delle greggi. La prima occorrenza del termine in relazione alla pastorizia è quella di Asin. prol. 2-3, in cui Plauto, che è aduso a simili giochi verbali improntati di attività agricole e pastorali[4], quasi certamente ha voluto sfruttare il doppio senso dei termini grex = compagnia di attori e di conductores (scil. histrionum) = edili[5], per un’impresa culturale che la persona proloquens, evidentemente, auspica redditizia quanto quella degli appalti connessi con la pastorizia.
Il termine conductor non è però esclusivo di questa attività e tantomeno della transumanza, per la quale l’unica occorrenza specifica è quella dell’epigrafe di Sepino. Da essa si ricava che i conductores gregum oviaricorum dovessero essere appaltatori privati delle greggi imperiali (poco convincente l’ipotesi[6] che nelle greggi danneggiate dalle autorità locali fossero compresi anche armenti di privati), i quali assumevano stagionalmente e autonomamente propri pastori e bestie da soma (iumenta et pastores) per la transumanza. La tutela dei conductores, che doveva rientrare in quella del libero accesso e della circolazione sui calles, spettava al liberto a rationibus, mentre quella del fiscus ai prefetti del pretorio, che vengono chiamati in causa proprio in quanto il detrimentum arrecato ai conductores coinvolge anche le greggi imperiali (oves dominicae). Un’altra epigrafe di notevole interesse proviene da Carnuntum sul Danubio e risale al regno di Antonino II (Caracalla) e Geta. Fa riferimento a un certo Catullino conductor prati, ossia «conduttore del terreno di pastura», il quale era anche un miles della XIV legione Martia Victrix. Catullino scioglie un voto al suo primipilo, centurione che si occupava dell’organizzazione del vettovagliamento e dei pasti delle truppe, ma non è chiaro dal contesto di questo isolato documento se il pratum legionis a cui si fa riferimento servisse anche alla produzione di cibo per i soldati o, come sembra più verosimile, solo a foraggiare il loro bestiame[7].
Più attestato, rispettivo al sostantivo conductor, è il verbo conducere, che pure è genericamente utilizzato in riferimento alla locazione tanto di un bene quanto dell’appalto per la riscossione delle rendite di un bene (di proprietà pubblica), fra cui figura anche l’ager scripturarius destinato appunto alla pastorizia. Nel primo significato, il verbo è spesso impiegato nella formula ‘conductum habere’, ma ricorre anche il sinonimo locare[8]. Della seconda accezione troviamo una prima attestazione significativa nella Lex agraria del 111 a.C., in riferimento a una multa comminata a chi avesse osato occupare con delle recinzioni una porzione di ager publicus, impedendone l’accesso per il pascolo, quale risarcimento destinato a chi ne avesse ottenuto regolarmente l’appalto per la riscossione dell’imposta di pascolo, ossia i pubblicani[9].
[1] Il suffisso in –tor, da cui è formato il deverbativo, ne rivendica la funzione di nomen agentis, proprio, come in altri casi (orator, faenerator, etc.), di una specifica attività professionale.
[2] In riferimento alla concessione degli appalti per la riscossione della tassa sul pascolo troviamo solo riferimenti a publicani, scripturarii e loro sottoposti, mentre il termine conductor, soprattutto in età imperiale, era utilizzato anche come denominazione degli «appaltatori» alla riscossione di imposte dello stato: cfr., ad es., Lex met. Vipasc. I (CIL II 5181) 13 conductori socio actorive eius; 16; 49; 60 apud conductorem socium actoremve huius vectigalis profiteatur; Call. dig. 50, 6, 6, 10 vectigalium; Cod. Theod. 11, 28, 3 diversorum portuum ac vectigalium; CIL III 4015 portori Illyrici. La prima delle due Tavole di Vipasca (II sec. d.C.) menziona (Lex met. Vipasc. I 9), oltre al conductor vectigalis, anche un socio o agente (socius actorve), al quale doveva essere presentata la dichiarazione (professio) entro i termini stabiliti dall’atto della usurpatio o occupatio. Su questi aspetti e sul documento epigrafico vd. S. Lazzarini, Lex Metallis Dicta, Roma 2001, 119-120 n. 222; 122 n. 227.
[3] Cfr. Cod. Theod. 1, 11, 2 (a. 398).
[4] Per queste ultime, cfr. Plaut. Truc. 139-151, su cui vd. Lagioia 2017. Anche l’Umbria, come attesta pure Varrone (rust. 2, 9, 6), era interessata dal fenomeno della transumanza.
[5] Sulla conductio in riferimento agli attori cfr. Quint. decl. 382, 2, tamquam si conduxisses, ut gladiator aut histrio essem.
[6] Del termine conductor nel contesto epigrafico Corbier (1991, 171) fornisce la seguente interpretazione: «On reconnaîtra sous ce nom des intermédiaires, liés par un contrat de locatio-conductio aux propriétaires des moutons, et que l’absence de terme latin désignant la transhumance invite à identifier aux “fermiers de la transhumance”: des entrepeneurs qui ont constitué de vastes troupeaux avec des moutons qui ne leur appartiennent pas, mais, éventuellement, les leurs aussi».
[7] Un cenno a questa epigrafe, con relativa bibliografia, in C.R. Whittaker, Rome and its frontiers: the dynamics of Empire, London-New York 2004, 96.
[8] Vd., s.v. conduco, TLL IV 161, 42-48. Per loco nell’accezione di «dare in locazione», «affittare» e con riferimento ai terreni pascolivi, cfr. ad es. Ulp. dig. 19, 2, 19, 1 si saltum pascuum locasti.
[9] Lex agr. (CIL I² 585 = ed. Crawford) 25 queiquomque id publicum fruendum redemptum conductumve habebit. Sisani (2015, cit., 171 n. 702) non rileva una sostanziale differenza fra le espressioni impiegate per indicare l’appalto.
