măgistĕr i m., in riferimento alle greggi e in senso più generico, 1. guardiano del gregge, pastore: Verg. ecl. 2, 33 Pan curat ovis oviumque magistros Pan si dà cura delle greggi e dei loro guardiani; 3, 101 Idem amor exitium pecori pecorisque magistro L’amore è causa comune di rovina del bestiame e del loro guardiano; georg. 2, 529 pecorisque magistris; Aen. 12, 717 cum duo conversis … in proelia tauri frontibus incurrunt, pavidi cessere magistri quando due tori cozzano in battaglia e i pastori arretrano spaventati [cf. Serv. Aen. 12, 717 proprie magistri sunt militum, pastores pecorum; sed reciprocae sunt inter se istae translationes: nam et ductor militum pastor vocatur … et magistros pecorum dicimus; Tib. 2, 5, 35 saepe gregis diti placitura magistro / ad iuvenem festa est vecta puella die spesso una fanciulla nei giorni di festa si recava a compiacere un giovane, il ricco signore del gregge; Ov. fast. 4, 747 consule … pecori pariter pecorisque magistris proteggi il gregge e, insieme, i suoi pastori; Sen. Phaedr. 296-7. Thessali Phoebus pecoris magister / egit armentum Febo, divenuto pastor d’Admeto, spinge i buoi al pascolo; Manil. 4, 27 pecudumque magistri; Colum. 1, 9, 2 Magistros pecoribus oportet praeponere sedulos ac frugalissimos per le greggi bisogna che i guardiani siano quanto mai attivi e frugali; 6, 24, 2 neque ex imperio magistri, sed sua sponte marem patiuntur (boves) non si sottopongono al maschio per comando del bovaro ma per loro desiderio; 7, 6, 9 Magister autem pecoris (caprini) acer, durus, strenuus, … esse debet, ut qui per rupes, per solitudines, per vepres facile vadat et non ut alterius generis pastores sequatur, sed plerumque et antecedat gregem il pastore di questo gregge deve essere energico, duro, resistente come chi debba andare fra dirupi, aree desolate, rovi, e costui non segua il gregge, come fanno di solito i pastori, ma lo preceda, etc. Cfr. Apul. met. 10, 30, 2 adulescens … pecuarium simulabat magisterium il giovane fingeva il ruolo di pastore.
| piu specificam., 2. magister (scil. pecoris), capo dei pastori, capo-pastore: Cic. Verr. II 5, 17 nominat iste (scil. Verres) servum quem magistrum pecoris esse diceret; eum dicit coniurasse et familias concitasse, is omnino servus in familia non erat Verre fa il nome di uno schiavo, sostenendo che fosse il capo dei pastori e che avesse ordito una congiura e spinto alla rivolta gli altri schiavi, ma questo schiavo non esisteva affatto nella sua famiglia; Varro rust. 1, 2, 14 quocirca principes qui utrique rei (scil. agriculturae et pastioni) praeponuntur vocabulis quoque sunt diversi, quod unus vocatur vilicus, alter magister pecoris perciò i capi preposti all’una e all’altra mansione (agricoltura e pastorizia) sono distinti anche nella denominazione, e l’uno si chiama villico, l’altro capo-pastore; 2, 1, 23 item ad alios morbos aliae causae et alia signa, in omni pecore quae scripta habere oportet magistrum pecoris allo stesso modo per altre patologie vi sono cause diverse e altri sintomi, che il capo dei pastori deve tenere per iscritto; 2, 2, 20 <De> sanitate sunt multa; sed ea, ut dixi, in libro scripta magister pecoris habet, et quae opus ad medendum, portat secum riguardo alla salute degli animali vi sono molti precetti, ma come ho detto, il capo-pastore deve tenerli scritti in un libro e deve portare con sé quanto serve a curarli; 2, 3, 8 quaedam scripta habere magistros pecoris, quibus remediis utantur ad morbos quosdam earum ac vulneratum corpus i capi dei pastori possiedono degli scritti con rimedi, di cui si valgono, per alcune malattie del bestiame e per quando esso si ferisce; 2, 10, 1 qui pascunt, eos cogere oportet … esse omnes sub uno magistro pecoris; eum esse maiorem natu potius quam alios [s]et peritiorem quam reliquos, quod is, qui aetate et scientia praestant, animo aequiore reliqui parent Bisogna che questi che portano al pascolo il gregge abbiano un unico capo, più grande d’età rispetto agli altri e più esperto, perché ai maggiori d’età e più esperti si obbedisce più volentieri; 2, 10, 10 Quae ad valitudinem pertinent hominum ac pecoris et sine medico curari possunt, magistrum scripta habere oportet Le prescrizioni riguardanti la salute degli uomini e degli animali applicabili senza l’intervento del medico le deve conservare per iscritto il capo dei pastori; Colum. 7, 3, 16 Quare veterinariae medicinae prudens esse debet pecoris magister Il capo-pastore deve quindi intendersi di veterinaria; Sil. 2, 689-691 late fusa iacent pecudes custosque Molossus / pastorumque cohors stabulique gregisque magister, / totaque vastatis disiecta mapalia tectis giacciono per vasto tratto dispersi le pecore e il cane molosso che le custodiva, il gruppo dei pastori, il loro capostalla e i resti delle capanne distrutte; Aur. Vict. Caes. 41, 11 repente Calocerus magister pecoris camelorum Cyprum insulam specie regni demens capessiverat subito Calocero, capo-guardiano del gregge dei cammelli, da folle aveva cercato di impadronirsi dell’isola di Cipro con la pretesa di dominio; Iul. Vict. rhet. 6, 3 (p. 38 ed. Giom.-Cel.) parabola est res aut genere similis aut ratione … genere: ‘quod magister pecoris, hoc bonus imperator’, quia genus utriusque imperium est: eo differt, quod aliud in homines imperium, aliud in muta animalia la similitudine si fonda su qualcosa affine per tipologia o per ambito … per tipologia: ‘il guardiano del gregge è come il bravo generale’, poiché entrambi esercitano un comando, che si differenzia nel fatto che uno è rivolto agli uomini e l’altro agli animali bruti; Serv. Aen. 7, 485 cui regia parent armenta magistrum hunc pecoris vult fuisse et saltuarium … magister autem pecoris est ad quem omnia pertinent animalia: Cicero ‘nominat hominem, quem magistrum pecoris esse dicebat’.
– Il trattato varroniano sull’agricoltura e l’allevamento delinea in modo chiaro il profilo di un magister pecoris cui è affidato un ruolo di pastore-capo nell’ambito peculiare dei trasferimenti delle greggi transumanti. Per questa figura di leader del gruppo di pastori preposti alle singole greggi sono richieste qualità e competenze superiori: deve essere maggiore d’età rispetto agli altri, ma non anziano, perché i transumanti hanno bisogno di energie e forze, che né i pueri né i senes possiedono; deve saper leggere e avere nozioni minime di veterinaria, perché a lui sono affidati i libri contenenti cure e medicazioni per gli animali che si ammalano o si feriscono durante il cammino; inoltre, fra le abilità ‘superiori’ che sono richieste (peritiorem quam reliquos) è logico supporre che fosse compresa anche la gestione dei registri contabili, soprattutto delle spese e dei guadagni dalle vendite di lana, formaggi e altri prodotti. Anche dal passo ciceroniano delle Verrine si evince che magister pecoris è la denominazione di una figura professionale di pastore che si distingue dagli altri per il suo ruolo di sovrintendente e per l’autorità di cui gode. Dal riscontro di Cic. Planc. 62 (Sin autem emimus, quem vilicum imponeremeus, quem pecori praeficeremus, nihil in eo nisi frugalitatem, laborem, vigilantiam esse curamus) e di Varro rust. 1, 2, 14 si può arguire che questa figura di schiavo ‘mobile’ e dinamico corrispondesse a quella del vilicus posto in pianta stabile nel fondo rustico. E questa è anche la conclusione[1] alla quale perviene Jesper Carlsen in un articolo specifico sul ruolo socio-professionale del magister pecoris, nel quale respinge le ipotesi di alcuni studiosi i quali ritengono che anche il magister pecoris fosse alle dipendenze del vilicus, soprattutto in ragione del fatto che, stando greggi e pastori lontani per molti mesi, non si vede come il «fattore» potesse esercitare un effettivo controllo su di loro. Il focus del contributo è tuttavia diretto su una questione marginale e forse anche discutibile sul piano storico, in quanto si dà per scontata una sorta di compresenza e interdipendenza delle due forme di economia agricolo-pastorale, quella del fondo rustico e dell’allevamento a distanza, che non sono da ritenersi sempre e necessariamente collegate. Non viene affrontata da Carlsen, invece, una questione preliminare di carattere lessicale, che emerge dal vaglio delle occorrenze di questa espressione (magister pecoris) e di altre equivalenti (magister ovium, gregis, pecudum)[2], e cioè che nelle testimonianze non è sempre rilevabile tale accezione tecnica, anzi, nella maggior parte di esse il sintagma sembra rivestire un significato molto più generico, fungendo da sinonimo di pastor od opilio. L’impossibilità di ‘disambiguare’ le occorrenze in base alle due accezioni avrà forse indotto il redattore della voce del Thesaurus a comprenderle tutte sotto un unico lemma (“cui cura pecudum mandata est, i.q. pastor, custos”)[3] e si deve rilevare che anche i grammatici tardoantichi non sembrano in alcuni casi cogliere o segnalare quest’accezione tecnica e più circoscritta di magister pecoris quale «capo-pastore». Servio, ad esempio, se nell’annotazione ad Aen. 7, 485, dove commenta i versi in cui è descritto Tirro come il pastore più importante, a cui è affidata la custodia degli armenti e delle pianure regali (cui regia parent / armenta et late custodia credita campi), cita a supporto della sua esplicazione (ad quem omnia pertinent animalia) il passo ciceroniano delle Verrine nel quale è menzionato un pastore che riveste un ruolo di guida e di capo degli altri pastori, nel commento ad Aen. 12, 717 non sembra distinguere la figura del magister pecoris da quella del comune pastore di un gregge. Ancor più secca è la definizione che forniscono gli scolî bernensi (Schol. Verg. Bern. ecl. 10, 19 ‘opiliones’ magistri ovium dicuntur). Vi sono, in effetti, numerose occorrenze nelle quali resta vaga la caratterizzazione del pastore. Esemplificativo il luogo tibulliano in cui è ritratta una fanciulla che si reca nella pianura del Velabro a compiacere il ricco pastore di un gregge, dal quale avrebbe ricevuto in cambio del formaggio e un candido agnello. Qui dal dettaglio del gregis diti … magistro (2, 5, 35) non si può certo inferire quanto è invece desumibile, ad esempio, dal contesto più dettagliato di Sil. 2, 690 (pastorumque cohors stabulique gregisque magister), verso inserito all’interno di una scena di generale devastazione, della quale sono vittime tutti i pastori e il gregis magister. Questi corrisponde chiaramente al loro capo-pastore, sebbene, a differenza dei luoghi varroniani, non si tratti di un pastore transumante. Alquanto incerta è, ad esempio, la connotazione da dare al magister pecoris nei luoghi in cui viene menzionato da Columella, tra i quali solo un passaggio (7, 3, 16), in cui si sottolinea l’importanza delle nozioni di veterinaria può essere, ma solo in virtù del raffronto con Varrone, distinto dagli altri loci (qui riportati sotto l’accezione più generica), nei quali il riferimento sembrerebbe relativo a un semplice pecoraio[4]. Peraltro, Columella utilizza anche assolutamente il sostantivo in contesti relativi all’allevamento, senza che il termine abbia un significato diverso da quello generico di «pastore», «allevatore» o «stalliere»[5]. Nei contesti in cui il termine ha un’accezione più tecnica si rileva quasi un uso estensivo di pecus e di grex, che, in questi casi, sembrerebbero comprendere nel gregge degli animali anche i loro addetti, mentre gli esseri umani sono solitamente ben distinti[6], tranne che negli usi poetici e traslati dei due vocaboli; è un dato, questo, che potrebbe essere anche posto in relazione, sul piano socio-giuridico, con le disquisizioni già degli antichi giuristi in merito all’appartenenza o meno all’instrumentum fundi dei pastori che si spostano con il gregge al pascolo[7].
[1] Carlsen 1992, 63: «the magister pecoris was not inferior to the bailiff, but an independent supervisor with own references and economic responsability to the master».
[2] Cfr., ad es., Verg. ecl. 2, 33 Pan curat ovis oviumque magistros; AE 1985, 483 magister magnus ovium qui bene vixit in officio; Tib. 2, 5, 35 gregis diti … magistro; Sil. 2, 690 gregisque magister; Philarg. Verg. ecl. 10, 19 rec. ii opilio idest opiliones dicuntur magistri ovium.
[3] TLL VIII 80, 45-63. In un’altra sezione preliminare (78, 58-65), che esemplifica la costruzione con il genitivo oggettivo, sono comprese solo alcune occorrenze di magister pecoris nel senso più tecnico di «capo-pastore», significato che non è comunque rilevato.
[4] Tra questi è stato inserito anche il passo di Colum. 7, 6, 9 che Carlsen (1992, 61) pone quasi a paradigma del magister pecoris ideale, senza notare che quella definizione pertiene in modo molto specifico al pastore addetto al pascolo dei caprini, il quale non sembra affatto investito di un ruolo di guida o capo di altri pastori.
[5] Cfr. Colum. 6, 36, 4 Huius sensum magistri lacessunt subadmota generis eiusdem femina; 7, 12, 1 De armentis ceterisque pecudibus et magistris, per quos quadripedum greges humana sollertia domi forisque curantur atque observantur, nisi fallor, satis adcurate disserui.
[6] Cfr., ad es., Caes. Gall. 5, 19, 1 pecora atque homines ex agris in silvas compellebat; Cic. off. 2, 11 hominum genus et pecudes; nat. deor. 2, 160 quantum natura hominis pecudibus reliquisque bestiis antecedat.
[7] Cfr., ad es., Ulp. dig. 33, 7, 3, 1 Quibusdam in regionibus accedunt instrumento … si fundus saltus pastionesque habet, greges pecorum, pastores, saltuarii; 33, 7, 12 Saltuarium autem Labeo quidem putat eum demum contineri, qui fructuum servandorum gratia paratus sit, eum non, qui finium custodiendorum causa: sed Neratius etiam hunc, et hoc iure utimur, ut omnes saltuarii contineantur.
