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saltŭārĭus ii [saltus] m. 1. cu­stode di aree pascolive, boschive (una sorta di guardaboschi) o, più genericam., di una grande tenuta pubblica o privata, con funzione soprattutto di controllo dei confi­ni e dei raccolti: Alf. dig. 32, 60, 3 Alfenus praediis legatis et quae eorum praediorum colen­dorum causa empta parataque essent, neque topiarium neque saltuarium legatum videri ait: to­piarium enim ornandi, saltuarium autem tuendi et custodiendi fundi magis quam colendi paratum esse se sono stati lasciati per legato dei possedimenti assieme a quanto è stato acquistato e predisposto per la loro coltivazione, Alfeno dice che non considera legato né il giar­diniere né il custode del selvatico: giacché il primo è preposto alla decorazione, il secondo alla di­fesa e alla custodia piuttosto che alla coltivazione; Petr. 53, 9 Iam etiam edicta aedilium recitabantur et saltuariorum testamenta, qui­bus Trimalchio cum elogio exhe­redabatur Furono quindi letti gli editti degli edili e i testamenti dei guardiani dei boschi, che si scusavano di non lasciare nulla in ere­dità a Trimalchione; Ulp. dig. 33, 7, 3, 1 Quibusdam in regionibus accedunt instrumento … si fundus saltus pastionesque habet, greges pecorum, pastores, saltuarii; 33, 7, 12, 4 Saltuarium autem Labeo quidem putat eum demum contineri, qui fructuum servandorum gratia paratus sit, eum non, qui finium custodiendorum causa: sed Nera­tius etiam hunc, et hoc iure utimur, ut omnes saltuarii contineantur; Marcian. dig. 33, 7, 17 quomodo instrumento fundi saltuarium et to­piarios; AE 2012, 466 D(is) M(a­nibus) / Primitiv(u)s p(ublicus) / saltuarius Car(sulanorum) / Quin­t(ae) R[e]stitu/tae Car(sulano­rum) / b(ene) m(erenti); Serv. Aen. 7, 485 cui regia parent armenta magistrum hunc pecoris vult fuisse et saltuarium.

 


 

– Il termine saltuarius[1] è in genere tradotto nei lessici d’uso con «guardaboschi», ma si tratta, alla luce dell’evoluzione semantica regi­strata per il termine saltus (vd.), di una definizione che circoscrive molto gli ambiti di questo mestiere, che, quando esplicitato dalle fonti, coincideva perlopiù nella sorveglianza dei fondi lasciati prevalentemente a incolto, a bosco e a pascolo. Le fonti giuridiche esplicitano in partico­lare la custodia dei confini e dei frutti che vi nascevano. Servio associa la figura del saltuarius a quella del magister pecoris, forse a torto, dal momento che in Ulpiano (dig. 33, 7, 3, 1) pastores e saltuarii sono ben distinti. Dalla documentazione, soprattutto epigrafica[2], si ricava che in tale occupazione erano impegnati personaggi di estrazione servile, li­berti e soprattutto schiavi[3], uniti anche in collegi. Sono noti sia schiavi di privati sia servi imperiali, questi ultimi soprattutto in Africa e, in Ita­lia, nel Lazio e in Apulia. Una sola iscrizione proveniente da Carsulae vicino Terni, unica per l’Italia centro-settentrionale (databile fra I e III sec. d.C.), documenta di un saltuarius publicus, alle dipendenze cioè del municipium locale[4].

[1] Un contributo specifico sulla professione del saltuarius è quello di Carlsen 1996, ma cfr. pure M.A. Ligios, Interpretazione giuridica e realtà economica dell’«instrumentum fundi» tra il I sec. a.C. e il III sec. d.C., Napoli 1996, 211; G. Ramilli, Un «saltuarius» in una epigrafe dell’agro bresciano, in Atti del Convegno internazionale per il XIX centenario della dedicazione del Capitolium e per il 150˚ anniversario della sua scoperta, Brescia 1975, 77-87; M. Dondin-Payre – H. Chew – B. Mille, Un saltuarius dévot de Jupiter Optimus Maximus dans le Mâconnais, «Gallia» 67-2, 2010, 69-98; E. Roscini, Varia epigraphica da Carsulae (Umbria), «Atti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia», ser. III, 85, 2012-13, 433-454.

[2] Si sono conservate circa una trentina di epigrafi di saltuarii in Italia, nord Africa e province danubiane, in un periodo compreso fra I e III sec. d.C. La maggior parte delle attestazioni italiche proviene, com’è naturale, dai saltus Apuliae. Si riscontra, coerentemente con il tipo di professione e quale traccia di probabile collegamento con le direttrici della transumanza, che tra le iscrizioni dei saltuarii vi sono numerosi ex voto al dio Silvano. Elenco delle epigrafi in Dondin-Payre – Chew – Mille, Un saltuarius cit., 69-98; Roscini, Varia epigraphica cit., 449 nn. 50-51.

[3] Cfr. CIL III 5048; VIII 5383; VIII 24697; AE 1994, 1397; AE 1959, 299.

[4] Vd. Roscini, Varia epigraphica cit., 445-450.