saltŭs us [salio?] m. con riferimento alla pastorizia, specificam. 1. area boschiva (solitamente montana e perciò contrapposta a pratum) ricca di pascoli, terreno pascolativo (incolto, in genere opposto a fundus, villa, praedium, ma non ad ager), spesso adibito al pascolo specializzato; per la definiz. cfr. Fest. 392-3 L. Saltum Gallus Aelius lib. II significationum quae ad ius pertinent, ita definit: “Saltus est, ubi silvae et pastiones sunt, quarum causa casae quoque: si qua particula in eo saltu pastorum aut custodum causa aratur, ea res non peremit nomen saltui[1]; non magis, quam fundi, qui est in agro culto, et eius causa habet aedificium, si qua particula in eo habet silvam. Elio Gallo nel II libro delle spiegazioni del lessico afferente al diritto così definisce il termine: ‘saltus’ è un terreno dove si trovano boschi e pascoli e, in virtù di essi, anche delle capanne: e se qualche piccola porzione di quell’area viene coltivata per il fabbisogno dei pastori o dei guardiani, non per questo perde la denominazione di ‘saltus’; non diversamente da un fondo, che si trova in un’area coltivata e perciò vi insiste un edificio, se in qualche particella vi è un bosco: Cic. Quinct. 6, 28 Quinctius interea contra ius, consuetudinem, edicta praetorum de saltu agroque communi a servis communibus vi detruditur Quinzio, frattanto, in violazione della legge, della consuetudine e degli editti dei pretori viene scacciato a viva forza dagli schiavi di comune proprietà dal terreno di pascolo e dalla campagna comuni; Tull. 8, 18-19 Adducit iste interea in saltum homines electos maximis animis et viribus et eis arma quae cuique habilia atque apta essent comparat, prorsus ut quivis intellegeret non eos ad rem rusticam, verum ad caedem ac pugnam comparari Nel frattempo costui conduce in quell’area schiavi scelti per grande ardimento e forza e li arma nel modo più idoneo per ciascuno, sicché chiunque potesse facilmente comprendere che quelli non erano stati disposti per i lavori agricoli, ma per combattere e uccidere; Manil. 6, 16 Quo tandem igitur animo esse existimatis … cum publicani familias maximas quas in saltibus [salinibus codd.] habent, quas in agris, quas in portubus atque in custodiis, magno periculo se habere arbitrentur? In quale stato d’animo pensate che vivano … se i pubblicani sanno che la numerosa manodopera di schiavi che tengono nei pascoli, nei campi, nei porti e nei posti di guardia, è esposta a grave pericolo?; 25, 79 quam longe hinc in saltum vestrum Gallicanum? Quanto dista da Roma il vostro pascolo della Gallia?; 29, 90; Att. 2, 4, 5 Terentiae saltum perspeximus … praeter quercum Dodoneam nihil desideramus quominus Epirum ipsam possidere videamur abbiamo ispezionato il bosco di Terenzia … a parte la quercia di Dodona, nulla manca perché ci si possa credere in possesso dell’Epiro stesso[2]; Varro ling. 5, 36, 6: quos agros non colebant propter silvas aut id genus, ubi pecus possit pasci, et possidebant, ab usu s[al]vo saltus nominarunt quei suoli che non venivano coltivati perché vi erano boschi o quella tipologia di terreni adatti al pascolo li chiamarono ‘saltus’ dal fatto che restava salvo l’uso; Varro rust. 2, 1, 24 qui parat pecus necesse est constituat numerum, quot greges et quanto<s> sit pasturus, ne aut saltus desint aut supersint et ideo fructus dispereant chi compra il bestiame deve stabilirne il numero, quante greggi e quanti capi ha intenzione di allevare, perché non gli vengano a mancare i pascoli o non siano superflui e vada così in perdita; 2, 2, 9 illae in saltibus quae pascuntur et a tectis absunt longe le bestie che pascolano sulle balze dei monti e che permangono lontano dalle stalle; 2, 3, 6: (caprae) potius silvestribus saltibus delectantur quam pratis preferiscono i pascoli silvestri piuttosto che i prati; 2, 9, 6 pastores ut deducerent in Metapontinos saltus perché portassero gli armenti fino ai pascoli di Metaponto; 2, 10, 1 in saltibus licet videre iuventutem, et eam fere armatam, cum in fundis non modo pueri sed etiam puellae pascant sui pascoli si possono vedere dei giovani, e quasi sempre armati, mentre nei poderi a badare al gregge vi sono non solo ragazzi, ma anche fanciulle; 2, 10, 6 qui autem sunt in saltibus et silvestribus locis pascunt et non villa, sed casis repentinis imbres vitant quelli che stanno presso i pascoli e allevano il bestiame in aree boschive e non si riparano dalle piogge nella villa, ma in capanne improvvisate; Verg. georg. 2, 195-197 Sin armenta magis studium vitulosque tueri / aut ovium fetum aut urentes culta capellas, / saltus et saturi petito longinqua Tarenti se ti interessa piuttosto allevare mandrie di vitelli o piccoli agnelli e capre, che brucano e bruciano i coltivi, volgiti ai pascoli e alle regioni lontane della fertile Taranto; 2, 471 illic saltus ac lustra ferarum lì vi sono pascoli montani e covili di animali selvatici; 3, 40-41 Interea Dryadum silvas saltusque sequamur / intactos Percorriamo intanto le selve e i pascoli inviolati delle Driadi; 3, 143 saltibus in vacuis pascunt; 3, 337; 3, 425 est etiam ille malus Calabris in saltibus anguis nei pascoli apuli c’è un serpente nocivo; 3, 476-477 desertaque regna / pastorum et longe saltus lateque vacantes il regno in abbandono dei pastori e i pascoli per grande distesa desolati; 4, 53 illae (apes) continuo saltus silvasque peragrant subito errano per i boschi e le balze; Hor. carm. 2, 3, 17-18 Cedes coemptis saltibus et domo / villaque, flavus quam Tiberis lavit Lascerai i boschi che hai acquistato da ogni parte e la casa e la villa, che il biondo Tevere bagna; 3, 4, 14-16 quicumque celsae nidum Acherontiae / saltusque Bantinos … / tenent quanti abitano il nido dell’alta Acerenza e le balze di Bantia; epist. 2, 2, 177-179 Quidve Calab-ris / saltibus adiecti Lucani, si metit Orcus / grandia cum parvis? A che serve possedere i pascoli calabri con quelli lucani, se l’Orco recide piccole e grandi cose insieme?; Ov. fast. 5, 282-283 sed iam de vetito quisque parabat opes: / venerat in morem populi depascere saltus ma già ognuno si procurava ricchezze con mezzi illeciti. Era invalso l’uso di sfruttare i pascoli pubblici; Liv. 9, 17, 17 Longe alius Italiae quam Indiae … visus illi habitus esset, saltus Apuliae ac montes Lucanos cernenti Ben diversa dall’India gli sarebbe apparsa l’Italia, alla vista dei pascoli dell’Apulia e dei monti lucani; 22, 14, 8 nos hic pecorum modo per aestivos saltus deviasque callis exercitum ducimus, conditi nubibus silvisque! noi qui, nascosti da nuvole e da boschi, conduciamo l’esercito come si fa con le pecore per i pascoli estivi e le piste fuori mano; 24, 20, 16 praedatum inde Numidae Maurique per Sallentinum agrum proximosque Apuliae saltus dimissi[s], unde ceterae praedae haud multum, equorum greges maxime abacti, e quibus ad quattuor milia domanda equitibus divisa mandò poi Numidi e Mauri a depredare l’agro salentino e i vicini pascoli dell’Apulia, da cui non trasse molto bottino d’altro genere, ma principalmente mandrie di cavalli, di cui circa quattromila furono divisi fra i cavalieri, perché li domassero; Sen. dial. 9, 2, 13 «Nunc Campaniam petamus». Iam delicata fastidio sunt: «Inculta videantur, Bruttios et Lucaniae saltus persequamur» «Ora», dicono, «me ne vado in Campania», ma subito, annoiati dalla civiltà: «È meglio andare in luoghi incolti, a vedere i pascoli dei Bruzii e quelli della Lucania»; Tac. ann. 4, 27, 1 auctor tumultus T. Curtisius … ad libertatem vocabat agrestia per longinquos saltus et ferocia servitia Il promotore del tumulto, T. Curtisio, chiamava a libertà i rustici e feroci schiavi che si trovavano sparsi per quei pascoli remoti; Stat. Theb. 3, 45-48 Haud aliter saltu devertitur orbus / pastor ab agrestum nocturna strage luporum / cuius erile pecus silvis inopinus abegit / imber Così abbandona i pascoli un pastore, privato del suo gregge, che è stato massacrato di notte dai lupi selvatici: un’improvvisa tempesta ha disperso nei boschi l’armento del suo padrone; Ascon. tog. cand. p. 87, 26-9 Cl. Alter (scil. C. Antonius Hybrida) pecore omni vendito et saltibus prope addictis pastores retinet, ex quibus ait se cum velit subito fugitivorum bellum excitaturum L’uno, dopo aver venduto tutto il bestiame ed essersi aggiudicato quasi tutti i pascoli, trattiene i pastori, coi quali dice di poter sollevare subito, quando lo voglia, una guerra servile; Proc. dig. 41, 2, 27 Si is, qui animo possessionem saltus retineret, furere coepisset, non potest, dum fureret, eius saltus possessionem amittere; Scaev. dig. 8, 5, 20, 1 Plures ex municipibus, qui diversa praedia possidebant, saltum communem, ut ius compascendi haberent, mercati sunt; Ulp. dig. 19, 2, 19, 1 si saltum pascuum locasti, in quo herba mala nascebatur: hic enim si pecora vel demortua sunt vel etiam deteriora facta, quod interest praestabitur, si scisti, si ignorasti, pensionem non petes se hai dato in locazione un terreno pascolativo in cui nasceva un’erba nociva: in questo caso, se il bestiame è morto o ha subito danni, dovrà essere risarcito il danno conseguente se eri a conoscenza del fatto, mentre se ne eri ignaro non richiederai l’imposta di fitto; Ulp. dig. 11, 4, 1, 1 ne fugitivi admittantur in saltus neque protegantur a vilicis vel procuratoribus possessorum i fuggitivi non vengano accolti nei boschi, né siano protetti dai fattori o dagli agenti di campagna; dig. 43, 16, 1, 25 Quod volgo dicitur aestivorum hibernorumque saltuum mos possessiones animo retinere, id exempli causa didici Proculum dicere: nam ex omnibus praediis, ex quibus non hac mente recedemus, ut omississe possessionem vellemus, idem est ciò che si usa dire, che noi possediamo con l’animo la proprietà dei pascoli estivi e invernali, appresi che Proculo lo diceva come esempio, perché vale lo stesso principio per tutti i fondi dai quali non ci allontaniamo con l’intenzione di tralasciarne il possesso; 43, 20, 1, 3 (Ulp. 70 ad edict.) aestiva autem ea (scil. aqua) est, qua aestate sola uti expedit, sicut dicimus ves-timenta aestiva, saltus aestivos, castra aestiva, quibus interdum etiam hieme, plerumque autem aestate utamur; Paul. dig. 41, 2, 3 Saltus hibernos aestivosque animo possidemus, quamvis certis temporibus eos relinquamus; Marcian. dig. 32, 67 Marcianus libro septimo institutionum. Qui saltum aestivum legavit et hoc amplius etiam eas res legaverit, quae ibi esse solent, non videtur de illis pecoribus sensisse, quae hieme in hibernis aut aestate in aestivis esse solent, sed de illis sensit, quae perpetuo ibi sunt. | più genericam., 2. grande tenuta, fondo rustico frequentem., ma non sempre, con pascoli, più raram. con edifici: Catull. 114, 1-3 Firmanus saltus non falso … dives / fertur, qui tot res in se habet egregias, / aucupium, omne genus piscis, prata, arva ferasque È giustamente considerata ricca la tenuta a Fermo, che contiene tante cose di rilievo: cacciagione, varietà di pesci, prati, campi e bestie selvatiche; 115, 3-5 cur non divitiis Croesum superare potis sit / uno qui in saltu tot bona possideat / prata arva ingentis silvas saltusque paludesque? Perché non potrebbe superare Creso in ricchezza chi in una tenuta sola possiede tanti beni: prati, campi, vaste selve, balze e paludi?; Porph. Horat. epist. 2, 2, 175 saltibus: latis fundis porrectis per plurimos montes; Agenn. grom. (de contr. agr.) p. 46, 4 L. (= 36 Th.): nam inter res publicas non mediocriter eius modi controversia solet exerceri, quam frequenter coloniae habent cum coloniis aut municipiis aut saltibus Caesaris aut privatis una controversia di questo genere si verifica solitamente e con intensità fra le comunità, fra le colonie e i coloni, ovvero con i municipi o le proprietà imperiali o private; p. 53 L. (= 45-6 Th.) Inter res p. et privatos non facile tales in Italia controversiae moventur, sed frequenter in provinciis, praecipue in Africa, ubi saltus non minores habent privati quam res p. territoria: quin immo multi saltus longe maiores sunt territoriis: habent autem in saltibus privati non exiguum populum plebeium et vicos circa villam in modo municipiorum tra le comunità e i privati non è facile che in Italia insorgano tali controversie, che si verificano invece di frequente nelle province, specialmente in Africa, dove i privati hanno tenute non minori dei territori della comunità: dei privati hanno nelle loro tenute una cospicua popolazione servile e villaggi intorno alla villa padronale simili a dei municipi; Ulp. dig. 33, 7, 3, 1 Quibusdam in regionibus accedunt instrumento … si fundus saltus pastionesque habet, greges pecorum, pastores, saltuarii; Mod. dig. 3, 5, 26 Ex duobus fratribus …, cum haberent communia praedia rustica, maior frater in saltu communi habenti habitationes paternas ampla aedificia aedificaverat; Epist. procur. de salt. Bur. I (CIL VIII 10570, a. 180-183, de ratione inter conductorem et colonum, cf. Mommsen, Hermes XV p. 385 sqq. 478 sqq.): praecipere digneris, ut beneficio maiestatis tuae rustici tui vernulae et alumni saltu<u>m tuorum non ultra a conductoribus agrorum fiscalium in quiete manere nulla nostra culpa prohibeamur.
– Il termine saltus presenta uno spettro semantico assai ampio e variegato non solo nelle accezioni, ma anche nell’impiego all’interno di diverse tipologie e registri testuali. Ad un esame del termine nell’ambito della storia economica e in rapporto ai sistemi di produzione sono stati dedicati diversi studi[3], soprattutto da parte di storici dell’economia antica, mentre meno analizzato è il suo uso nei testi poetici, dove il significato appare talora alquanto sfumato e il suo impiego risulta dettato piuttosto da ragioni stilistiche: il sintagma silvas saltusque ricorre assai spesso nell’esametro nella stessa posizione all’interno del verso e con evidente intento allitterante, senza che il suo significato rimandi in concreto a un paesaggio caratterizzato da «boschi e pascoli/balze montane»[4]. Ma saltus è utilizzato anche da solo come sinonimo di silva, per indicare gole e passi montani o aree montuose in cui questi elementi del paesaggio sono compresenti. In autori tecnici come Varrone le occorrenze indicano un rapporto privilegiato del termine con l’allevamento specializzato transumante, in contrapposizione al piccolo allevamento che si svolge all’interno del fundus o nell’ambito della villa. Si tratta, in molti casi, di vaste superfici che, essendo repulsive per l’agricoltura a causa della natura pietrosa del suolo, del dislivello e forse anche del clima, consentono però altre forme di sfruttamento, soprattutto forestale e pascolivo. Rilevante, in quanto traccia di una forma di organizzazione transumante dell’allevamento, è la ricorrenza, in ambito giuridico, della denominazione e contrapposizione di saltus hiberni ed aestivi, di cui il passo di Marciano conservato nel Digesto offre la testimonianza più significativa relativa agli spostamenti stagionali delle greggi (dig. 32, 67 de illis pecoribus … quae hieme in hibernis aut aestate in aestivis esse solent).
È nel complesso arduo, tuttavia, riconoscere nelle fonti, seppur numerose, un legame esplicito con l’allevamento transumante, perché i contesti in cui il termine ricorre non sono sempre tali da inferire che si tratti di aree pascolive a una certa distanza dai centri dove è impiantata l’azienda agricola e dove non siano presenti strutture produttive e abitative permanenti e analoghe a quelle del fondo rustico. Inoltre, almeno a partire dalla seconda metà del I sec. d.C. saltus comincia a essere largamente utilizzato nell’accezione di «grande proprietà terriera», «tenuta», in contesti e per attività produttive che consentono di valutare il termine sostanzialmente come sinonimo di praedium e di fundus. Non mancano del resto attestazioni esplicite in tal senso. Se la glossa del grammatico Porfirione identifica il saltus con un latifondo di montagna, il passo del giurista Modestino (dig. 3, 5, 26) attesta l’edificazione di ampla aedificia sul saltus e quello gromatico tratto da Agenio Urbico, che si ritiene risalga a Frontino, che un saltus potesse comprendere al suo interno una villa e diversi vici, elementi che delineano un paesaggio molto lontano da quello silvo-pastorale e strettamente affine, invece, a quello dell’azienda agricola di una grande proprietà terriera. La distribuzione dei passi, nell’OLD, fra accezioni relative ad aree pascolive montane e terreni boscosi appartenenti a proprietà pubbliche o di privati è dunque abbastanza aleatoria e arbitraria, nel secondo caso orientata soprattutto dalla denominazione del saltus (ad es. Cic. Quinct. 79 saltum vestrum Gallicanum o Catull. 114, 1 Firmanus saltus). Emblematica può ritenersi la menzione di saltus nella Pro Tullio ciceroniana. Nel corso dell’orazione, Cicerone definisce il suo proprietario novus arator et idem pecuarius (8, 19) e più avanti si dice che nel saltus sono stati radunati degli schiavi armati, ma il fatto che costoro si dedichino alla rivolta anziché alla res rustica lascia pensare che non si tratti propriamente o solo di pastori (o guardiani) e che il saltus in questione sia piuttosto una grande «tenuta» mista. Alla luce di questa varia caratterizzazione del saltus, anche la traduzione di saltuarius (vd.) come «guardia forestale» è certamente riduttiva.
Rispetto alla definizione più antica di saltus fornita da Elio Gallo e trasmessa da Festo, che induce a classificare come saltus in primo luogo uno spazio naturale non antropizzato e non coltivato, da contrapporre dunque ad ager (cultus) e a fundus, l’accezione di saltus come latifundium (termine, quest’ultimo, molto meno usato), talora comprendente più fundi al suo interno, è forse prevalente nell’età imperiale, quando il termine non è più adoperato solo per aree selvatiche e impervie ai margini delle grandi strutture agrarie[5]. L’evoluzione lessicale può ritenersi diretta conseguenza dei numerosi cambiamenti politici ed economici che hanno rimodellato il paesaggio agrario e la distribuzione della proprietà rispetto all’epoca di Elio Gallo, che visse probabilmente tra la fine della Repubblica e gli inizi dell’Impero. Non deve quindi ritenersi esornativo l’uso più tardo, documentato nella letteratura giuridica, di specificare la natura del saltus (Ulp. dig. 19, 2, 19, 1 si saltum pascuum locasti), quasi che il termine semplice non fosse più sufficiente a indicare un’area di pastura. Così come alcune fonti attestano che il saltus potesse contenere più fundi, troviamo attestazioni del fundus contenente saltus e pastiones, per giunta come elementi distinti (Ulp. dig. 33, 7, 3, 1 si fundus saltus pastionesque habet), dove evidentemente fundus non è più contrapposto, come ai tempi di Elio Gallo, a silvae e pastiones. Questa libertà nell’uso del termine è del resto propria già degli autori classici, se si considera che Catullo utilizza saltus in una doppia accezione, di «tenuta» (= fundus) e di «pascolo» (= pastio), nel torno solo di due versi (115, 4-5 uno qui in saltu tot bona possideat … silvas saltusque)[6].
[1] Non si comprende la scelta di Lindsay di integrare saltui<s> in questo passo, dal momento che il sostantivo può qui figurare o al genitivo o al dativo (come è più probabile). Dall’ed. Müller riscontro solo che dopo la –i nel ms. è presente un segno grafico illeggibile, che non mi pare giustificare però una simile integrazione testuale.
[2] Sulla natura di questo saltus cfr. Soricelli 2004, 103 (che pensa ad un pascolo per l’allevamento del bestiame) ed E. Rawson, L’aristocrazia ciceroniana e le sue proprietà, in M. Finley (a cura di), La proprietà a Roma. Guida storica e critica, Roma-Bari 1980, 113 (che ipotizza un utilizzo come silva caedua).
[3] Cfr. Carlsen 1996; Soricelli 2004; Ligios, Interpretazione giuridica cit.
[4] Cfr., ad es., Catull. 115, 5; Lucr. 5, 1386; Verg. Aen. 4, 72; georg. 3, 40; 4, 53; Manil. 4, 222; Nemes. cyn. 86.
[5] Cfr. pure Corbier 2007, 4-5.
[6] Proprio l’insistenza sul termine saltus ripetuto, oltre il nome del destinatario dei versi, dà un certo credito alla proposta d’intendere in senso osceno questi versi, su cui vd. però le riserve di G. Maselli, Affari di Catullo: rapporti di proprietà nell’immaginario dei Carmi, Bari 1994, 142 e n. 5.
