Magnus motus servilis eo anno in Apulia fuit. Tarentum provinciam L. Postumius praetor habebat. Is de pastorum coniuratione, qui vias latrociniis pascuaque publica infesta habuerant, quaestionem severe exercuit. Ad septem milia hominum condemnavit; multi inde fugerunt, de multis sumptum est supplicium.

In quell’anno ci fu in Apulia una vasta sedizione di schiavi. Il pretore L. Postumio, che aveva il comando della provincia di Taranto, intraprese una dura istruttoria su di una congiura di pastori che avevano infestato con rapine le vie e i pubblici pascoli. Circa settemila furono condannati: molti fuggirono di lì, ma molti subirono il supplizio.

– Il brano accenna a un episodio del 185 a.C. di banditismo dei pasto­ri apuli (fenomeno esteso nel territorio bruzio e lucano), su cui però non vengono fornite dallo storico chiare informazioni in merito all’identità dei latrones responsabili delle azioni di rapina. Si accenna infatti a un motus servilis e poi a una congrega di pastori (pastorum coniuratio­ne), laddove è ipotizzabile che fossero proprio i pastori transumanti le vittime delle azioni di brigantaggio. È del resto ravvisabile nel raccon­to un’associazione, assai frequente, fra briganti (forse perlopiù schiavi fuggitivi) e pastori. Ma la testimonianza liviana è complicata anche da una possibile sovrapposizione di questa vicenda giudiziaria con lʼinchiesta sui Baccanali dell’anno precedente, condotta da Spurio Postu­mio Albino, descritta in modo analogo da Livio stesso (39, 17, 6 e 23, 2) e culminata con oltre settemila condanne a morte: una cifra molto simile, che ha dato perciò adito al sospetto che lo storico abbia confuso o identificato gli schiavi-pastori qui menzionati con i seguaci di Dioniso coinvolti nello scandalo dei Baccanali (e perciò condannati) che erano chiamati col nome mistico, ma facilmente equivocabile, di boukoloi.

Termini presenti nel glossario: pascuum.

Magnus motus servilis eo anno in Apulia fuit. Tarentum provinciam L. Postumius praetor habebat. Is de pastorum coniuratione, qui vias latrociniis pascuaque publica infesta habuerant, quaestionem severe exercuit. Ad septem milia hominum condemnavit; multi inde fugerunt, de multis sumptum est supplicium.

In quell’anno ci fu in Apulia una vasta sedizione di schiavi. Il pretore L. Postumio, che aveva il comando della provincia di Taranto, intraprese una dura istruttoria su di una congiura di pastori che avevano infestato con rapine le vie e i pubblici pascoli. Circa settemila furono condannati: molti fuggirono di lì, ma molti subirono il supplizio.

– Il brano accenna a un episodio del 185 a.C. di banditismo dei pasto­ri apuli (fenomeno esteso nel territorio bruzio e lucano), su cui però non vengono fornite dallo storico chiare informazioni in merito all’identità dei latrones responsabili delle azioni di rapina. Si accenna infatti a un motus servilis e poi a una congrega di pastori (pastorum coniuratio­ne), laddove è ipotizzabile che fossero proprio i pastori transumanti le vittime delle azioni di brigantaggio. È del resto ravvisabile nel raccon­to un’associazione, assai frequente, fra briganti (forse perlopiù schiavi fuggitivi) e pastori. Ma la testimonianza liviana è complicata anche da una possibile sovrapposizione di questa vicenda giudiziaria con lʼinchiesta sui Baccanali dell’anno precedente, condotta da Spurio Postu­mio Albino, descritta in modo analogo da Livio stesso (39, 17, 6 e 23, 2) e culminata con oltre settemila condanne a morte: una cifra molto simile, che ha dato perciò adito al sospetto che lo storico abbia confuso o identificato gli schiavi-pastori qui menzionati con i seguaci di Dioniso coinvolti nello scandalo dei Baccanali (e perciò condannati) che erano chiamati col nome mistico, ma facilmente equivocabile, di boukoloi.

Termini presenti nel glossario: pascuum.