…atque idem hoc decretum est in L. Cassium qui sibi procurationem incendendae urbis depoposcerat, in M. Caeparium cui ad sollicitandos pastores Apuliam attributam esse erat indicatum, in P. Furium qui est ex iis colonis quos Faesulas L. Sulla deduxit, in Q. Annium Chilonem qui una cum hoc Furio semper erat in hac Allobrogum sollicitatione versatus.
…il medesimo provvedimento fu deliberato contro L. Cassio, che aveva insistentemente chiesto l’incarico di mettere a fuoco la città, contro M. Cepario, al quale secondo la denuncia era stata assegnata l’Apulia perché inducesse alla rivolta i pastori, contro P. Furio, che era uno dei coloni che L. Silla aveva stabilito a Fiesole, contro Q. Annio Chilone, che insieme col summenzionato Furio si era occupato di sollevare gli Allobrogi.
– La terza orazione catilinaria ci riporta al 3 dicembre del 63 a.C., quando il console Cicerone, entrato in possesso di alcune lettere compromettenti contenenti la richiesta agli Allobrogi di aiuti militari alla congiura, smascherò i complici di Catilina di fronte a un senato convocato d’urgenza e li fece arrestare. Fra costoro è nominato anche un certo Marco Cepario, cui – secondo la denuncia – era stata assegnata la Puglia, perché vi sollevasse i pastori alla causa della congiura. Del personaggio sappiamo soltanto che era di Terracina e Sallustio (Catil. 47) conferma che si preparava a recarsi in Puglia per sollevare gli schiavi e che aveva tentato di fuggire, ma era stato raggiunto e arrestato (ex fuga retractus erat). L’espressione utilizzata dallo storico filocesariano è simile ma più generica (Catil. 46 Caeparium Terracinensem, qui in Apuliam ad concitanda servitia proficisci parabat), chiamando in causa, in modo indistinto, schiavi lì presenti. Ma se consideriamo la stagione e il luogo specificato per la presenza di servitia è assai probabile, in effetti (come ritiene anche Crawford 2005, 161), che dovesse trattarsi di pastori transumanti di condizione servile, che erano concentrati in Apulia, come di consueto, proprio per il pascolo invernale delle greggi discese dalla Sabina, dall’area del Sannio e dell’Abruzzo. La testimonianza è piuttosto cursoria e, purtroppo, non esplicita in merito alla presenza dei pastori in Apulia, ma si deve pure considerare che l’associazione di schiavi-pastori-briganti, spesso indistinti o addirittura confusi, si presenta come una costante nell’ambito della storiografia romana (si pensi anche al resoconto liviano degli scontri durante la guerra annibalica), anche perché soprattutto i pastori transumanti viaggiavano armati e, sebbene in gruppi di pochi elementi per ciascun gregge, si concentravano in determinate aree per lunghi periodi e, dunque, potevano costituire un pericolo nel corso di agitazioni politiche di questo genere, le cui dinamiche e sviluppi, proprio come nel corso dell’invasione di Annibale, erano assai imprevedibili e mutevoli. Per questa ragione, certamente, Cesare avrebbe disposto che almeno un terzo dei pastori che lavoravano alle dipendenze degli allevatori di bestiame fosse composto da uomini di condizione libera[1].
[1] Suet. 42, 1 sanxit, ne … ii, qui pecuariam facerent, minus tertia parte puberum ingenuorum inter pastores haberent.
Termini presenti nel glossario: pecuarius.
…atque idem hoc decretum est in L. Cassium qui sibi procurationem incendendae urbis depoposcerat, in M. Caeparium cui ad sollicitandos pastores Apuliam attributam esse erat indicatum, in P. Furium qui est ex iis colonis quos Faesulas L. Sulla deduxit, in Q. Annium Chilonem qui una cum hoc Furio semper erat in hac Allobrogum sollicitatione versatus.
…il medesimo provvedimento fu deliberato contro L. Cassio, che aveva insistentemente chiesto l’incarico di mettere a fuoco la città, contro M. Cepario, al quale secondo la denuncia era stata assegnata l’Apulia perché inducesse alla rivolta i pastori, contro P. Furio, che era uno dei coloni che L. Silla aveva stabilito a Fiesole, contro Q. Annio Chilone, che insieme col summenzionato Furio si era occupato di sollevare gli Allobrogi.
– La terza orazione catilinaria ci riporta al 3 dicembre del 63 a.C., quando il console Cicerone, entrato in possesso di alcune lettere compromettenti contenenti la richiesta agli Allobrogi di aiuti militari alla congiura, smascherò i complici di Catilina di fronte a un senato convocato d’urgenza e li fece arrestare. Fra costoro è nominato anche un certo Marco Cepario, cui – secondo la denuncia – era stata assegnata la Puglia, perché vi sollevasse i pastori alla causa della congiura. Del personaggio sappiamo soltanto che era di Terracina e Sallustio (Catil. 47) conferma che si preparava a recarsi in Puglia per sollevare gli schiavi e che aveva tentato di fuggire, ma era stato raggiunto e arrestato (ex fuga retractus erat). L’espressione utilizzata dallo storico filocesariano è simile ma più generica (Catil. 46 Caeparium Terracinensem, qui in Apuliam ad concitanda servitia proficisci parabat), chiamando in causa, in modo indistinto, schiavi lì presenti. Ma se consideriamo la stagione e il luogo specificato per la presenza di servitia è assai probabile, in effetti (come ritiene anche Crawford 2005, 161), che dovesse trattarsi di pastori transumanti di condizione servile, che erano concentrati in Apulia, come di consueto, proprio per il pascolo invernale delle greggi discese dalla Sabina, dall’area del Sannio e dell’Abruzzo. La testimonianza è piuttosto cursoria e, purtroppo, non esplicita in merito alla presenza dei pastori in Apulia, ma si deve pure considerare che l’associazione di schiavi-pastori-briganti, spesso indistinti o addirittura confusi, si presenta come una costante nell’ambito della storiografia romana (si pensi anche al resoconto liviano degli scontri durante la guerra annibalica), anche perché soprattutto i pastori transumanti viaggiavano armati e, sebbene in gruppi di pochi elementi per ciascun gregge, si concentravano in determinate aree per lunghi periodi e, dunque, potevano costituire un pericolo nel corso di agitazioni politiche di questo genere, le cui dinamiche e sviluppi, proprio come nel corso dell’invasione di Annibale, erano assai imprevedibili e mutevoli. Per questa ragione, certamente, Cesare avrebbe disposto che almeno un terzo dei pastori che lavoravano alle dipendenze degli allevatori di bestiame fosse composto da uomini di condizione libera[1].
[1] Suet. 42, 1 sanxit, ne … ii, qui pecuariam facerent, minus tertia parte puberum ingenuorum inter pastores haberent.
Termini presenti nel glossario: pecuarius.
